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Salvatore Giunta: la fermezza del polso.
Un carattere intrinseco (e dominante) del fare plastico e grafico di Salvatore Giunta è il confronto con la luce, che l'artista non assume mai come densità pulviscolare, velatura atmosferica, amniosi patetico-mistica, ma come presenza spaziale dura e netta. La luce di Giunta è solida, e fronteggia impassibilmente l'invasione dei grigi e dei neri impegnati a sottrarle terreno. Si potrebbe parlare di una luce difensiva che, se nelle sculture (ferro, legno, alluminio variamente trattati) si avvale dello slancio del proprio sorprendente avventurarsi tridimensionale nello spazio come per disegnarne un'altra dimensione più fortuito e tuttavia impeccabile, in queste incisioni su corta sfrutta mirabilmente il bianco del foglio per affermare la proprio intangibilità. E' in effetti lo spettacolo di un conflitto carico di enigma quello che Giunta mette in scena con una precisione implacabile. L'esattezza e il rigore finiscono così per funzionare, in queste tavole, da confini invisibili di un ring di natura quasi matematico. I dinamismi dell'artista non possono allora che agire all'interno di un'astrazione geometrica che non prevede soluzioni curve o arcuate, eppure queste immagini taglienti che procedono per traiettorie sghembe di assoluto nitore alludono misteriosamente a una qualche calorosa accoglienza, come se al loro interno bruciasse un grumo di fervore che volesse nascondersi perfino a se stesso, fatto di gradazioni del bianco, del nero, del grigio che sono qualcosa di più di semplici nuances. lo sarei portato a parlare di stati mentali che si risolvono sul foglio in una varietà di stati percettivi regolati con una sobrietà e un'essenzialità di rara intelligenza. Ed è in grazia di quest'intelligenza amorosa nei confronti del proprio mestiere che in queste forme in apparenza così raggelate entra il mondo, entra il confuso movimento del mondo, entrano la sua stoltezza e la sua immensa bellezza. Giunta, che lavora da sempre sul filo di una severità consapevole, declina oggi con assoluto autonomia la grande lezione di uomini il cui nome non tramonto: EI Lissitsky, Malevic, Tatlin. E la declina non come omaggio, ma come ripresa di discorso in termini lucidamente contemporanei. Mario Lunetta
Tagli di luce e nuovi spazi
Dopo la mostra del 2007 Al limite dell'azzardo, anch'essa da me presentata, per la quale Salvatore Giunta costruiva uno spazio plastico rigorosamente minimalista, memore di certe sue riflessioni su Malevi c e EI Lissitsky, seppure non risultassero esclusi ricordi della progettualità neoplastica e dell'Astrattismo storico in genere, anche per questo evento espositivo, l'artista, riprende quella stessa matrice operativa, esprimendola analogamente nei modi di una operatività e narrazione concettualmente raffinatissimi, oggi come allora, giocati, vuoi nella dimensione plastico-spaziale che sulla superficie, sulla instabilità delle corrispondenze , sui decentramenti, sugli equilibri precari, sui tracciati minimali dei segni che definiscono tagli di luce solitamente obliqui, e ombre altrettanto suggestive. Presenta in questo caso tre serie d'incisioni e una quarta serie di grafiche tecniche miste, cronologicamente comprese tra il 2008 e il 2009. La prima serie Tagli di luce, una cartella di tre acquetinte, riprende la caratteristica astrazione geometrica dell'artista, risolta in una gamma di delicatissimi grigi, tra i quali, la sfumatura in nero di alcuni segni obliqui è indicativa di una potenziale dinamizzazione del campo visivo, allusiva, inoltre, al rapporto pariteticamente scambievole tra luce ed ombra. Il fatto poi che Giunta lavori costantemente sulla serie, avvalendosi di una caratteristica operativa tipica della riproduzione calcografica a tiratura limitatissima, ci riporta nell'ambito della riproduzione seriale di pregio, ulteriormente avvalorata in tal senso dagli interventi aggiuntivi che lui fa su ogni singola incisione, trasformandola così in un unicum. Gli interventi manuali che lui appone, l'uso del collage che fa, circoscritto ad una quarta serie di "compressioni a secco" del 2009, o la pratica della battuta a secco, che rende scabro il foglio in certe parti,o, ancora, la consuetudine dell'incisione e dell'acquatinta con cui ottenere effetti diversi, caratterizzano il filo conduttore della ricerca di Salvatore Giunta, venendo ad avvalorare tecnicamente il contenuto proprio della sua sperimentazione, basata sul rapporto tra equilibri eccentrici e declinazioni musicali dello spazio con l'aggiunto adesso, più di recente, di una lirícità del colore sconosciuta in opere precedenti. La terza serie di incisioni Tagli di luce-Prove di colore fa riferimento a queste nuove acquisizioni della sua ricerca, essendo costituita di quattro fogli dove lo sfumato in azzurro e verde dell'acquatinta dato con diverso orientamento - dal basso verso Volto, e viceversa all'interno di uno stesso spazio, oppure sfumando dal verde all'azzurro - dinamizza attraverso il colore l'opera - un modo in nuce già sperimentato attraverso la gamma dei soli grigi della citata serie dei Tagli di Luce - seguendo un procedimento nuovo, in precedenza risolto con lo slittamento della sfera sul piano inclinato; una soluzione, questa, usata sia nelle installazioni che nella produzione incisoria. Le sfere, infatti, presenti nell'installazione Equilibri eccentrici di cui si è detto, per suggerire la precarietà consapevole di equilibri delicatissimi sempre sul punto di infrangersi e, altrettanto rapidamente ricomporsi in un gioco infinito di armonie e dissonanze, è quello stesso che compare nella seconda serie di acqueforti presentata dall'artista, e nelle tecniche miste. La creazione del campo visivo, orientata dalla contrapposizione netta di bianchi e neri, si risolve in una concezione spaziale, che ebbi già modo di definire, assolutamente mentale. Salvatore Giunta declina lo spazio secondo categorie concettuali più che non attraverso coordinate spaziali. I rapporti luce/ombra, le diagonali e le sfere impresse a secco non definiscono confini certi o spazi misurabili. Ciò che emerge, piuttosto, è un bisogno di armonia, a cui allude peraltro l'uso costante di lastre incisorie quadrate, tuttavia da infrangere costantemente. Uno spazio, dunque, ricco di sottili tensioni, indefinito negli equilibri e nelle fughe: uno spazio astratto di raffinata resa concettuale sul quale regna, da sempre, un tempo sospeso. Ivana D'Agostino
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