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Colpo su colpo
di
Riccardo caporossi
con Riccardo Caporossi
e Vincenzo Preziosa
al Metateatro e La
Nuova Pesa a Roma
Sì, capita, a volte, di
rivivere l’esperienza iniziatica del teatro. In un momento storico dove
sembra che il teatro non riesca più a trovare una sua identità troppo
sorpreso e sorpassato da spettacoli tutti da vedere la provocazione che
Colpo su colpo offre allo spettatore è completamente altra. Non c’è
bisogno di indossare occhiali in 3d per immergersi nello spettacolo ma è
anzi tutto il contrario. Allo spettatore all’inizio dello spettacolo viene
chiesto di calare sul suo sguardo una benda. Si, una benda non per vedere lo
spettacolo ma per ascoltare il mito degli Atridi. La benda non è un pezzo di
stoffa qualunque ma ha un preciso significato è una benda di un tessuto
militare ritagliato da una tuta mimetica. Entriamo così nello spettacolo con
una mimesi negata: il teatro spesso è stato identificato con
etimologicamente con il thaomai che si significa appunto il vedere,
invece, Colpo su colpo non vuole darsi alla visione dello spettatore
ma ne vuole risvegliare l’ascolto. Riccardo Caporossi e Vincenzo Preziosa
dopo aver invitato gli spettatori a bendarsi iniziano a raccontare la storia
del difficile e tragico rapporto fra i due fratelli Atreo e Tieste. Non
accade spesso di far parte di un pubblico che ha gli occhi bendati e che
assiste ad una storia che gli viene solo raccontata senza aver la prova
dello sguardo. Si è intimoriti di trovarsi insieme a una folla avendo gli
occhi bendati e di non poter vedere neanche il proprio vicino, ma si sente
che lo spettatore che ci è prossimo spartisce con noi l’esperienza della
narrazione. Ci troviamo così nell’oscurità a dover immaginare il mito che ci
narra di azioni cruente di odi e di amori che spingono coloro che li provano
a esperienze ed azioni al limite, in un crescendo che esaspera sia
l’immaginazione che la crudeltà della vita. Si è liberi in questa
situazione di seguire la voce narrante di Caporossi e Preziosa, ma si anche
liberi di fantasticare ad occhi chiusi, bendati, tutto ciò che si vuole,
suggestionati dalla voce dalla narrazione e da suoni di che richiamano
meditazioni trascendentali. Meditare in questo caso significa farsi
partecipi fino in fondo della vita di altri, che siano esseri umani, semidei
o divinità tout court. Si ha l’impressione, ascoltando in quella situazione
menomata di essere come dentro un ventre dal quale si verrà alla vita ma con
tutte le informazioni che la gestazione nel frattempo ci ha fornito. Lo
spettatore con l’abilità registica di Caporossi diviene così un Atride che
sta per nascere e che viene informato sia geneticamente che culturalmente di
tutto ciò che sarà la sua esistenza. Un’ esistenza contrassegnata dal mito.
Un mito che non è possibile discernere compiutamente perché la benda che ci
opprime lo sguardo è di una mimesi di guerra. Si nasce cosi in un mondo dove
la guerra, ma per guerra dobbiamo intendere anche le ostilità o le faide
tanto care alla tragedia greca, marca il nuovo nato con un destino che
soprastà alla vita stessa. Con un ritmo di recitazione sempre preciso nei
ritmi ma non sempre adeguato alla parola recitata, che forse vorrebbe più
mimesi, ci avviciniamo al momento della liberazione dalle bende per nascere
per aprirci alla vita e finalmente per vedere il mondo. La scena che
Caporossi offre al nascituro o al pubblico è quanto mai desolata. Non c’è
molta salvezza, ma solo una triste solitudine che si offre alla vista di chi
nasce come Atride. Tolta la benda vediamo un uomo seduto di spalle al quale
viene versato del vino e che è completamente assorto nella sua solitaria
disperazione. Come se avesse immaginato la sua esistenza mitica, con una
postura rilassata e sconsolata assorta in chissà quali metafisiche
riflessioni molto vicine a tanta pittura che ci ha descritto bevitori di
assenzio fin de siecle.
Quell’uomo però che
solitario si tiene la testa riversato su di una sedia, nato dal mito degli
Atridi, non è più lo spettatore che faceva parte della famiglia, ma è un
Edipo che con la famiglia degli Atridi ha avuto a che fare e che ora
disperato e solitario di spalle agli stessi Atridi, non facendone più parte
,vive la sua nevrosi di non far parte più di nulla se non della scena che
gli si da a vedere.
Redazione Voltapagina |