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Il banchetto del potere senza sedie

 

Il libro di Renato Mannheimer e Giorgio Pacifici, Italie Sociologia del plurale mentre offre un quadro abbastanza desolante della situazione sociale italiana di oggi prova fra le righe a lanciare anche una qualche opportunità di ottimismo. Purtroppo diventa difficile vista la situazione descritta che ci possa essere una qualche identità socio-politica seria, consapevole, partecipativa e plurale che abbia come finalità l’interesse del paese piuttosto che l’interesse privato.

Sicuramente il capitolo più illuminante è quello riservato alle grandi aree sociali che variano dall’ area del benessere, area della creatività, della garanzia, della incertezza, del malessere.

Si è quindi eliminato il conflitto di classe non perché il problema sia stata risolto ma perché il problema non esiste più. Le classi, la loro distinzione avevano delle ideologie ben precise che potevano supportare rivendicare e difendere i diritti di ciascuna classe. Oggi, assistiamo al fenomeno di grandi aree sociali contrapposte liminari e coesistenti, in altri termini è la ricchezza non il lavoro di per sé, tranne per l'area della creatività,  che determina l’inserimento in una certa area o in altra. Principalmente si appartiene ad una area per fasce di reddito ma da dove questo reddito arrivi non forma più una classe con usi costumi suoi propri da rivendicare e ostentare.

Apparentemente sembrerebbe che l’assenza di classi, con l’intrinseco conflitto storico che si portavano appreso, potrebbe arrivare ad una pacificazione sociale e auna unità di intenti per il bene del “Sistema paese”. Ma non è così. Le risposte sono difficili come difficile è capire la conflittualità e anche la microconflittualità fra le varie grandi aree sociali. Apparentemente non ci son forme violente di lotta fra aree ma queste potrebbero essere prossime se l’organizzazione dello scontento potesse trovare un canale di coinvolgimento.  E la situazione dei migranti e delle minoranze sembra come sempre essere la prova di valore per un sovranismo che deve dare prove di coraggio. In altri tempi avremmo visto la classe operaia, i sindacati, scendere in piazza a difesa dei migranti. Oggi, non è più così perche le grandi aree sociali hanno un solo scopo: il mantenimento delle loro possibilità e una dannata paura della povertà che sia la propria o quella minacciosa degli altri.

L’unità d’Italia non si sgretola tanto sotto i colpi dei leghisti, ormai passati alla sovranità nazionale e meno padano-secessionisti, ma si divide come se fosse sottoposta ad un sommovimento tellurico di alcune grandi aree sociali che si spostano coinvolgendo tutto e tutti. E come si sa i terremoti è difficile prevederne l’arrivo e gli effetti.  Mentre è assai semplice ma oltremodo penoso guardare e riflettere sui danni.

Un libro agile che offre fra tabelle e riflessioni un modo di guardare non all’Italia ma alle Italie e questo già dice molto su dove stiamo andando.

 

 

Vittorio Pavoncello

 

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