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Guidi Zefferi

Tra gli aspetti più interessanti della vita di un’artista colpiscono spesso e in modo particolare i cambiamenti che il passare del tempo ha determinato nel modo di creare e di vedere il mondo, sia interiore sia esterno. 

E’ il caso di Guido Zefferi che ci offre una panoramica abbastanza ampia e varia della sua pittura nel corso di  quasi 50 anni di attività: il primo dipinto che appare sfogliando  il volume del catalogo di una sua mostra antologica risale infatti al 1956, quando l’artista aveva appena 16 anni.

Guido Zefferi, è nato a Roma. Ha vissuto una prima parte della sua infanzia in Tunisia per ritrasferirsi  a Roma per poi stabilirsi a Parigi dove vive da più di 30 anni.  Assiduo frequentatore delle gallerie della rue de Seine, ne ha vissuto anche l’atmosfera insieme ai pittori che si ritrovavano nelle brasserie per innaffiare i colori nel rosso dei vini francesi. Guido ama definirsi un colorista e le sue opere testimoniano questa sua spasmodica ricerca di esprimere il colore e di farlo parlare in un linguaggio astratto, fino a trovare accordi e disarmonie che si rincorrono sulle tele. Questi sono i lavori degli anni più recenti, da quando ha finalmente trovato sia in sé che nella materia i modi per  condurre il proprio gesto creativo nella direzione che oggi meglio corrisponde al suo essere artista.

E’ però interessante ritornare indietro a scoprire nel passato qualche traccia di figurativo oppure opere dove la geometria o la stilizzazione delle figure avvicinano il lavori di Zefferi alla grafica pittorica. Un disegno del ‘65  ci ridona invece quell’atmosfera da surrealismo pop che attraversava l’epoca di sogni orientaleggianti vissuti nelle linee delle metropoli contemporanee.

Di quell’ossessivo modo di riempire la superficie con volute  e arabeschi i lavori di Guido Zefferi portano ancora qualche traccia, ma solo nella spasmodica tensione a riempire tutto lo spazio che definisce il quadro : con strati e strati di colore e di colori su colori. 

Nelle opere più recenti il colore diviene più misurato come se lo stesso artista si volesse ritrovare in pochi colori che, conosciuta la loro identità, vivono più solitari e meditativi, immersi in pochi altri che per assonanza li circondano.

L’atelier di Guido, adiacente alla casa dove vive con Michele Escoffier sua moglie (anche lei pittrice, ma rigorosamente in bianco e nero), è pieno di taches e  schizzi di colore come fosse una fabbrica in cui, attaccati alle pareti o per terra a impregnare il pavimento, i colori fossero i residui o le scorie di un processo teso alla creazione della bellezza.

 

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1974 acrylique sur toile 195x97

 

 

 

D'abord la pâte, épaisse ou liquide, dense, la couleur saturée : le geste est large et rapide. La texture à laquelle Guido Zefferi s'attaque naît de la sédimentation lente, de la déshydratation de la matière en mille craquelures, de l'alchimie des couleurs, de l'infiltration et de la fusion des pigments.

 

A la manière du temps qui modèle un terrain, érode, emporte les éléments fragiles, Guido Zefferi efface, nourrit la matière picturale en filets, jets, explosions, nappes successives ruisselantes, écrans de transparence. Il ponce, met à jour, ramène à la surface des couches profondes, joue avec les veines, les crevasses, les cratères de la texture, trouvant dans le magma les traces précieuses qu'il dégage avec précaution comme le squelette, l'architecture de sa peinture, pour en exprimer son essentiel.

 

Guido Zefferi, en archéologue, fouille la matière, recherche les traces, va au fond de ce qu'il a semé en couches généreuses ; façon de fouiller ses instincts, de les identifier, de retrouver un ordre, de se surprendre. Il se sert de l'accident, s'en étonne, se l'approprie. Des formes s'imposent à lui. Alors surgit quelque chose d'inattendu, les formes naissent de la matière picturale.

 

Michèle Escoffier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

1956 pastel gras sur papier 24x32

1959 encre sur papier 32x24

1965 encre sur papier 35x25

1965- encre sur papier 54x39

1967 collage sur papier 68x48