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Sia la Luce

Nietsche esortava ad apprendere l’intelligenza dei piedi. Il problema oggi è che non si sa più dove metterli. E quali passi questi possono ancora permettere all’umanità è tutto da scoprire e il cammino sembra assai incerto. Ritorna alla mente un’altra grande frase che fu quella di Neil Armstrong che nel luglio 1969 mise il primo piede umano sulla luna. La frase è talmente famosa che manca solo che un qualche grande calzaturificio non l’adotti come slogan pubblicitario : "Un piccolo passo per l'uomo, un grande balzo per l'umanità".

Sicuramente è una parafrasi  della citazione da Armstrong  l’incipit di un articolo apparso su  "The Indipendent" e rimbalzato per giornali e blog  dove si dava la notizia della possibile circumnavigazione del polo artico: Un trionfo per l’uomo, un disastro per l’umanità.

"Un evento storico, un sogno realizzato o un incubo a seconda dei punti di vista. Beluga Fraternity e Beluga Foresight, due navi commerciali tedesche da 12 mila tonnellate partite in luglio dalla Corea del Sud, stanno arrivando nel porto olandese di Rotterdam. È la loro destinazione finale; sabato scorso erano approdate a Yamburg, in Siberia, scaricando materiali da costruzione e componenti per la siderurgia. Di storico c’è che si tratta del primo viaggio commerciale che, doppiato lo stretto di Bering, abbia affrontato con successo il leggendario Passaggio a Nord-Est. Questo collegamento fra Oceano Atlantico e Oceano Pacifico per 500 anni è parso alle nazioni marinare un sogno, in grado di accorciare le rotte cargo dall’Estremo Oriente all’Europa di oltre 4.000 miglia nautiche rispetto al passaggio dal Canale di Suez. Ma era un sogno impossibile, a causa dei ghiacci. Pochi giorni fa il presidente del Gruppo Beluga ha dichiarato che non si tratta di un esperimento ma del primo passo verso l’apertura mondiale del passaggio. Buon per loro. Quanto al pianeta, per usare le parole dell’equipaggio di Artic Sunrise la nave di Greenpeace, «non c’è proprio niente da festeggiare, semmai molto da fare perché questa è un’altra prova del riscaldamento del clima». È infatti lo scioglimento senza precedenti dei ghiacci artici ad aver reso possibile la navigazione. La riduzione in dimensioni e spessore della calotta polare sono un dato costante degli ultimi decenni."

Terra di Confine blog

 Che la situazione non sia per niente allegra non dovrebbe stupirci ma semmai allarmarci anche a leggere le conseguenze per la Terra

" L'Artico seduce e conquista. "È come sentire l'incantevole voce delle sirene che non cessa mai di richiamarti lassù, nel grande Nord". Me lo confidò tanti anni fa, poco prima di andarsene, Willie Knutsen, uno degli ultimi grandi esploratori polari del nostro tempo. Ma l'Artico è anche l'ambiente più ostile e puro che esista al mondo, quello più sensibile ai mutamenti climatici e ambientali, quello da dove è stato lanciato per la prim volta il grido d'allarme del global-warming. Insomma è il cuore pulsante del pianeta Terra. Knutsen studiò per lungo tempo la meteorologia delle regioni artiche. Ma da allora, anni 30-40, ad oggi come è cambiato quel mondo? La nostra prima missione inizia nel marzo dello scorso anno e ci porta a cavallo fra Canada e Alaska per meglio capire quanto la vita degli Inuit sia oggi diversa ma soprattutto come la natura e l'ambiente stiano mutando di fronte all'innalzamento delle temperature. Il primo campanello d'allarme viene proprio dall'icona per eccellenza del mondo artico: sua maestà l'orso polare. Partiamo da Churchill, nella regione del Manitoba in Canada, da quella che viene considerata la capitale per eccellenza dell'orso bianco. In questa silenziosa 'community' vivono in un perfetto equilibrio circa mille abitanti e altrettanti orsi. Dice Lawreen Spence, moglie del sindaco, che anche qui le cose sono cambiate in fretta negli ultimi anni e il disgelo arriva due settimane e mezzo prima rispetto al 1980. Di conseguenza gli orsi sono costretti a cessare anticipatamente la loro attività di caccia alla foca per mancanza del pack, la loro unica piattaforma di caccia, riducendo così il peso corporeo di circa 20 chili. Non a caso dal 1995 ad oggi il loro numero è diminuito del 20 per cento."

Ghiaccio Bollente, di Luca Bracali , su  " L’Espresso"

Comunque c’è da considerare il fatto che, fra le cause dello scioglimento dei ghiacci artici, c’è sì una responsabilità umana  dovuta all’inquinamento più vario, ma c’è anche una irresponsabilità tutta umana a non voler pensare coerentemente e provvedere alla propria sopravvivenza. Prestando fede alla teoria del Big Bang, la terra verrà sempre più investita dall’esplosione della stella sole. E, sebbene l’evento sia previsto in tutta la sua portata catastrofica fra circa 4,5 miliardi di anni, da qualche giorno dovrà pur cominciare. E, ciò che nel tempo sembra un'eternità, tradotto in variazioni climatiche significa salti e mutazioni dell'ambiente che impediranno la sopravvivenza di molte specie animali e, fra queste, quella umana.

Forse l’umanità è più interessata a combattersi in guerre, a escogitare sopraffazioni degli uni verso altri esseri umani, piuttosto che prendere coscienza della propria specie e iniziare a spendere e pensare più seriamente a come sopravvivere nello spazio, esplorando e abitando  altri pianeti? Ma forse bisognerebbe mantenere la speranza e la fiducia in Dio, come ci dicono due articoli apparsi sulla "Stampa" a firma di Gabriele Beccaria:

 "Se avete tempo e una manciata di neuroni allenati allo sprint, studiate la meccanica quantistica. State osservando i «lampi della mente di Dio» e quindi il segreto di una presenza iperattiva: Lui interviene nelle nostre esistenze senza che ce ne accorgiamo e ascolta anche le nostre preghiere.

Se siete tipi curiosi, fermatevi sul sito «BioLogos». A istruirvi è Francis Collins, un nome insignificante per i più, ma considerato dalla comunità scientifica mondiale una stella di prima grandezza: è stato il responsabile del Progetto Genoma, vale a dire il sequenziamento del Dna.

Tra le imprese più grandiose di tutti i tempi, un giorno del giugno 2000 fu annunciata dal duo Bill Clinton e Tony Blair con parole che avevano il profumo della profezia: «Stiamo imparando il linguaggio con cui Dio ha creato la vita. Siamo sopraffatti dalla complessità, dalla bellezza e dallo stupore per il dono più divino e sacro».

Adesso Collins è sicuro di essere arrivato all’apoteosi del proprio viaggio intellettuale e spirituale e di aver ricomposto i pezzi del puzzle scientifico&metafisico che l’ha ossessionato per decenni, dagli studi alla University of Virginia e a Yale fino ai laboratori di Craig Venter: se gli invisibili filamenti di geni incarnano la lingua universale di Dio, la meccanica quantistica è invece la Sua logica, sofisticata e controintuitiva, capace com’è di farci sentire dei poveri nanetti. Mentre supera la grettezza del pensiero binario sì/no, sta spingendo le tribù dei fisici nei mondi multipli e al di là dello spazio-tempo del Multiverso, descritto da teorie per soli addetti ai lavori (le Superstringhe o la supersimmetria oppure, ancora, l’infinitamente piccolo e le manifestazioni paradossali degli adroni).

Allo stesso tempo rivela un piano coerente per far sbocciare la vita, dai microbi fino all’homo sapiens (una strada battezzata come «principio antropico»). Altrimenti - ci rassicura Collins - non si spiegherebbe il mistero dell’asimmetria tra materia e antimateria manifestatasi dopo il Big Bang, l’esplosione originaria che produsse ciò che vediamo, come stelle, pianeti e galassie, e soprattutto le meraviglie che ancora ci sfuggono, vale a dire la materia oscura e l’energia oscura, che comporrebbero buona parte di un Universo a noi inaccessibile.

Approdati a questo punto, chi scienziato non è può provare qualcosa di simile a un attacco di mal di mare e chi scienziato è avrà già pronta una sostanziosa lista di aggressive controargomentazioni. Ma molti di quelli che hanno perso il sonno sul suo saggio - «The Language of God» (il linguaggio di Dio) - flirtano volentieri con pagine che considerano un tentativo originale (e garbato) di conciliare le vertigini della scienza e le vertigini della fede, descrivendo Dio come una necessità matematica.

Collins la sintetizza così: «Viste le indeterminazioni della meccanica quantistica e l’imprevedibilità caotica dei sistemi complessi, il mondo rivela di possedere un certo grado di libertà nei propri sviluppi futuri». Se non vi ha convinto, aggiunge: «E’ quindi perfettamente possibile che Dio sia in grado di influenzare la creazione in modi estremamente sottili, che non sono percepibili dall’osservazione scientifica. Da questo punto di vista, la ricerca contemporanea apre le porte all’azione divina senza la necessità di miracoli che, invece, infrangerebbero le leggi naturali». Conclusione: «Vista l’impossibilità di previsioni o di spiegazioni assolute, le leggi della natura non escludono più l’azione divina nella realtà che ci circonda».

 

Rispetto a come questa azione sia possibile ci permettiamo, citando l’altro articolo apparso sulla "Stampa" proprio in questi giorni riguardo alla scoperta della  luce superfluida, di proporre un' ipotesi:

 

"Niente la ferma, come se si agitasse in un fumetto di fantascienza. E’ la luce superfluida, capace di oltrepassare gli ostacoli. Perfino i muri.

Possibile? Possibile. La luce normale - si sa - ha le sue debolezze. Basta un temporale e si scombina in un arcobaleno. Nella nebbia si riflette in un flash, mentre nei cristalli viene deviata dalle imperfezioni naturali. La «magica luce», al contrario, sembra onnipotente: attraversa tutto senza farsi distrarre né manipolare, aprendo straordinarie possibilità (da fantascienza, davvero), dai pc ai trasporti.

A raccontarla è uno dei padri della scoperta, il fisico Iacopo Carusotto del Centro «Bec», unità mista del Cnr-Infm e dell'Università di Trento. «Generata da un laser, attraversa un materiale scelto, che è un semiconduttore di arsenuro di gallio. Lì dentro - spiega - le particelle elementari che la costituiscono, i fotoni, interagiscono così fortemente tra loro da coordinare il proprio moto e vincere l'attrito».

Le istantanee del fenomeno sono state scattate durante un test condotto a Parigi dal team di Alberto Bramati ed Elizabeth Giacobino nel «Laboratoire Kastler Brossel» dell'università Paris VI in collaborazione con il gruppo teorico di Cristiano Ciuti dell'università Paris VII. E sono foto esplicite: nella lastra di pochi millimetri che fa da «guida» è racchiuso un mondo che sfida il senso comune. «Quando incontra il “difetto”, l'ostacolo che dovrebbe disturbarla, anziché rimbalzare, la luce gli scorre attorno». Il fascio - secondo il gergo da laboratorio - non si degrada. Come un superfluido, appunto.

C'è poi un'eco da Nobel nell'esperimento. Le osservazioni sono state possibili grazie ai «Ccd», i circuiti usati nei chip per il trattamento di immagini e che la scorsa settimana sono diventati famosi: sono loro ad aver fatto vincere il premio della fisica a Willard Boyle e George Smith. Ma anche il terzo incoronato, Charles Kao, un padre delle fibre ottiche (e delle telecomunicazioni), finisce coinvolto nell'avventura della super-luce. «Si potranno sviluppare nuovi dispositivi per elaborare, e non solo traportare, come oggi, l'informazione digitale: i circuiti elettronici verrebbero sostituiti da circuiti fotonici».

Le applicazioni - si dice con battuta scontata - sono «brillanti». Si pensa a chip velocissimi, eppure capaci di risparmiare energia: renderanno i mille oggetti della quotidianità (dai pc alle auto) enormemente più efficienti, ma gli scenari si spingono alla frontiera dei calcoli quantici.

Intanto Carusotto (che con Ciuti aveva predetto questa luce nel 2004) prosegue al centro «Bec» le ricerche sui comportamenti superfluidi. «Hanno grande importanza - sottolinea -: basta pensare ai magneti dell'acceleratore Lhc e a quelli dei treni a levitazione. Ma c'è un'ulteriore possibilità: rivoluzionare il trasporto di energia elettrica su lunghe distanze».

Possiamo così dormire sonni tranquilli: non avremo più bisogno di sapere dove andremo a posare i piedi poiché saremo trasportatati dalla Luce Divina che ci permetterà di attraversare tutto lo spazio, senza incontrare mai ostacoli. Eppure per queste vie scorgiamo qualcosa che si erge già in lontananza: Paradiso!

 Redazione di Voltapagina