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Personaggi famosi
con disabilità FRIDA KAHLO
Come spesso accade, quando si
analizzano i profili di persone famose con disabilità, si tende ad
enfatizzare l'aspetto eroico del personaggio e a sottacerne il lato oscuro e
difficile. Nel caso di Frida Kahlo, la disabilità, è stata dissimulata dalla
sua capacità di sublimare il dolore personale in opere artistiche che sono
apprezzate a prescindere la straordinaria biografia.
La sua vita fu intensa e
crudele, caratterizzata da tormenti e forti emozioni che le procurarono
depressione, estraniamento, perdita. Ma la sua arte e' testimonianza di un
successo raggiunto che la salva dall’essere considerata sia una vittima che
un’icona con disabilità, a dispetto di una cultura patriarcale, di un marito
infedele e di un orribile incidente che avrebbero potuto alimentare il mito
di Frida quale eroina tragica.
Era una donna con disabilità
e, fin dagli esordi, affrontò la sua difficile condizione opponendosi
alla sorte avversa, riuscendo a trasformare l'immobilità' in opportunità
artistica e successivamente a trasformare la sofferenza in arte. Il
dolore rappresentato nelle sue tele non e' mai tragico, casomai sfrontato e
vivido: Frida disegna l'intensità e la debolezza del genere umano. I
numerosi autoritratti, inusuali e pieni di colore, ci fanno percepire
quanto, questo corpo di donna ferita, sia stato centrale nella
sua arte e nella sua esistenza.
Frida era una donna con una
forza speciale, probabilmente necessaria per dover affrontare sia i problemi
di salute che quelli più strettamente personali. L'essersi sottoposta a 30
operazioni chirurgiche, alcune non indispensabili da un punto di vista
medico, o l’accanimento con cui cercò di portare a termine ben tre
gravidanze, senza riuscirvi, mostra la determinazione nel voler superare la
barriera del suo corpo fragile ritenuto un ostacolo per la sua forte
personalità e l’enorme sete di vita.
Anche la relazione con Diego
Rivera, che le causò più pena che gioia, fa emergere l’intensa
passionalità
con la quale seppe affrontare le derive frustranti e trasformare questa
ossessione amorosa in un legame quasi mistico. Nelle pagine del suo Diario,
tenuto negli ultimi dieci anni di vita, Frida dichiara la sua passione senza
riserve nei confronti del marito e, solamente dopo l’amputazione della gamba
destra, un anno prima di morire, appare l'ineluttabile sconforto che la fa
sentire inadeguata e desiderosa di
andare.
Frida Kahlo

Le due Frida 1939
Era nata nel
1907 a Cayoaca'n, all'epoca un sobborgo di Citta' del Messico. La madre aveva
origini meticce, il padre, fotografo, era nato a Baden-Baden, i suoi
genitori, ebrei ungheresi, erano emigrati in Germania. Il rappoirto con il
padfrte era caratterizzato da grande ammirazione e affetto e quando ne
dipinse il ritratto aggiunse, sulla parte inferiore del quadro:
"Ho
raffigurato mio padre, Wilhelm Kahlo, d'origine ungaro-tedesca, artista e
fotografo di professione, di carattere generoso, intelligente, nobile e
coraggioso, perché, nonostante abbia sofferto per sessant'anni di epilessia,
non smise mai di lavorare e lotto' contro Hitler, con ammirazione. Sua
figlia Frida Kahlo."

A sei anni Frida
si ammalo' di poliomelite. La gamba e il piede destro divennero molto esili
provocandole un'andatura claudicante che le fece guadagnare il soprannome di
"Frida gamba di legno" al quale reagì diventando molto spericolata,
dimostrando di saper compiere vere e proprie acrobazie su biciclette e
pattini, arrampicandosi su alberi e scavalcando muretti.
“A sei anni
ebbi la poliomielite. A partire da allora ricordo tutto molto chiaramente.
Passai nove mesi a letto. Tutto comincio' con un dolore terribile alla gamba
destra, dalla coscia in giu'. Mi lavavano la gambina in una bacinella con
acqua di noce e panni caldi. La gambina rimase molto magra. A sette anni
portavo degli stivaletti. All'inizio pensai che le burle non mi avrebbero
toccata, ma poi mi fecero male, e sempre piu' intensamente.”
Fu in quel
periodo che, per nascondere il suo lieve difetto fisico, inizio' a indossare
pantaloni e poi lunghe gonne messicane. Nel 1922 dopo aver frequentato il
liceo, Frida, volendo diventare medico, fu ammessa al migliore istituto
superiore del Messico, la “Escuela Nacional Preparatoria”. Fu l’unica
ragazza che fece parte del gruppo studentesco dei "Los Cachuchas", così
chiamati per i loro berretti e che si interessavano di letteratura e
sostenevano le idee socialiste-nazionaliste di Jose' Vasconcelos da poco
nominato Ministro della pubblica istruzione. L’azione politica di
Vasconcelos, oltre ad incentivare l'alfabetizzazione, favoriva il nascente
movimento di rinnovamento culturale, il cui scopo era la parificazione
sociale della popolazione di origine india e la sua integrazione culturale,
nonche' la riconquista di una cultura nazionale messicana indipendente. Molti
artisti, che fino ad allora avevano giudicato degradante la diffusa
imitazione di modelli stranieri, iniziarono a esigere un’arte messicana
indipendente, lontana dall'accademismo, evidenziando nel loro lavoro le
origini messicane e una rivalutazione dell'arte popolare.
In questo
contesto trovava spazio l’arte dei
Murales, una forma artistica
usata dai poeti messicani che parteciparono alla rivoluzione di inizio
Novecento e che furono elemento fondamentale per la presa di coscienza del
popolo e le conseguenti lotte sociali. In seguito a quegli eventi, che
resero evidente l’efficacia di questo mezzo di comunicazione, i murales
vennero usati come un vero e proprio strumento di propaganda che permetteva
di esprimere concetti e sensazioni senza l’ausilio di parole, che erano di
difficile comprensione sopratutto per coloro che non sapevano leggere. Uno
dei maggiori esponenti di questa forma pittorica fu Diego Rivera incontrato
da Frida, nel 1922, mentre preparava il suo primo
murale nell'anfiteatro Simon Bolivar della “Escuela Nacional Preparatoria” e
che successivamente conobbe e sposo'.
Il 17 settembre
1925 l'autobus, con il quale Frida stava tornando a casa da scuola, si
scontro' con un tram. Diverse persone morirono sul colpo e Frida rimase
gravemente ferita. Frattura della terza e quarta vertebra lombare, tre
fratture al bacino, undici fratture al piede destro, lussazione gomito
sinistro, la spalla destra slogata permanentemente, ferita penetrante
all'addome prodotta da un corrimano che entro' nell'anca sinistra per uscire
attraverso il sesso, compromessa la possibilita' della maternita'.
“…Salii
sull'autobus con Alejandro Go'mez Arias. Io mi sedetti sul bordo, vicino al
corrimano, e Alejandro accanto a me. Pochi attimi dopo l'autobus si scontro'
con un tram della linea per Xochimilco. Il tram schiaccio' l'autobus contro
l'angolo della via. Fu un urto strano: non fu violento, ma sordo, e tutti ne
uscirono malconci. Io piu' degli altri. Ricordo che accadde esattamente il 17
settembre del 1925... Eravamo saliti da poco sull'autobus quando ci fu lo
scontro. Prima avevamo preso un altro autobus, solo che io avevo perso un
ombrellino. Scendemmo a cercarlo e fu così che salimmo su quell'autobus che
mi rovino'. L'incidente avvenne su un angolo, di fronte al mercato di San Juan, esattamente di fronte. Il tram procedeva con lentezza, ma il nostro
autista era un ragazzo giovane, molto nervoso. Il tram, nella curva,
trascino' l'autobus contro il muro. Io ero una ragazzina intelligente ma poco
pratica, malgrado la liberta' che avevo conquistato. Forse per questo non
valutai bene la situazione ne' intuii il genere di ferite che avevo..... Non
e' vero che ci si rende conto dell'urto, non e' vero che si piange. Io non
versai una lacrima. L'urto ci spinse in avanti e il corrimano mi trafisse
come la spada trafigge un toro. Un uomo si accorse che avevo una tremenda
emorragia, mi sollevo' e mi depose su un tavolo da biliardo finché la Croce
rossa non venne a prendermi. Persi la verginita', avevo un rene leso, non
riuscivo a fare la pipì, e la cosa che piu' mi faceva male era la colonna
vertebrale...”
L’incidente la costrinse in
ospedale per tre mesi e, successivamente, a causa delle fratture alle
vertebre lombari, ad indossare per nove mesi diversi busti di gesso. Fu in
questo periodo che, dovendo rimanere sdraiata, per ingannare il tempo,
inizio' a dipingere. Si fece costruire una specie di cavalletto e un
baldacchino sul quale fisso' uno specchio in modo da potersi vedere e
utilizzare la sua immagine come modello.
“Da molti
anni mio padre teneva in un angolo del suo piccolo studio fotografico una
scatola di colori a olio, un paio di pennelli in un vecchio bicchiere e una
tavolozza.... Gia' da bambina mi sentivo attratta dalla scatola dei colori,
senza saperne il perché. Nel periodo in cui dovetti rimanere a lungo a
letto approfittai dell'occasione e chiesi a mio padre di darmela. Me la
"presto'", come un bambino a cui si porta via un giocattolo per darlo al
fratello malato...”
Trascorrendo
molto tempo da sola inizio' a dipingere gli autoritratti sostenendo di
essere il soggetto meglio conosciuto. L’essere sfuggita alla morte le impose
una rinascita. Frida fu costretta a confrontarsi con la sua immagine allo
specchio, con il dolore per le sue gravi condizioni di salute, con
l’angoscia e la disperazione e decise con coraggio di ricominciare daccapo,
di dipingere le cose come le vedeva, animate da un sentimento positivo e da
una esigenza di bellezza che riversava sui soggetti dei suoi dipinti quali
la natura, gli animali, i colori, i fiori ed anche i suoi autoritratti.
Verso la fine
del 1927 Frida riprese una vita “normale”, ritrovo' i suoi compagni che, nel
frattempo, frequentavano l’uiversita', svolgevano attivita' politica e
partecipavano ad incontri con Julio Antonio Mella, comunista cubano in
esilio in Messico, compagno della fotografa Tina Modotti. Tramite lei, nei
primi mesi del 1928 Frida conobbe Diego Rivera, determinante per la sua vita
e per la sua produzione artistica. Lei gli mostro' le sue tele, lui la sprono'
a continuare a dipingere intuendo che si trattava di una vera artista.
L’irruzione di Rivera nella sua vita aiuto' Frida ad avere piu' fiducia in se
stessa e a nutrire una sorta di orgoglio di esistere rappresentato anche
nello splendore di alcuni disegni e dipinti. In quell’anno Frida si iscrisse
al Partito comunista sostenendo la lotta di classe armata del popolo
messicano.
Frida e Diego si
sposarono il 21 agosto del 1929, lui aveva 42 anni lei 22. Frida entro' in
contatto con artisti e intellettuali che sostenevano un’arte messicana
indipendente e raffiguro' nei suoi autoritratti abiti, orecchini, collane che
testimoniavano gli influssi culturali precolombiani e coloniali.
La situazione politica in
Messico tra il 1928 e il 1934, con il nuovo governo, fu caratterizzata dalla
repressione nei confronti dei dissidenti politici. Il PCM venne dichiarato
fuorilegge e numerosi comunisti vennero incarcerati. Molti si trasferirono
negli Stati Uniti e tra questi, nel novembre del 1930, anche Frida Kahlo e
Diego Rivera. Rimasero in America quattro anni nei quali per tre volte Frida
non riuscì a portare a termine le gravidanze. Il dolore per la perdita del
bambino e' rappresentato in un dipinto a olio Henry Ford Hospital in
cui e' condensata la sua situazione di solitudine e abbandono.
“La mia pittura porta dentro
il messaggio del dolore. Credo che, quanto meno, a qualcuno interessi…La
pittura mi riempì la vita. Persi tre figli e un’altra serie di cose che
avrebbero dato un senso alla mia vita orribile. Tutto questo fu sostituito
dalla pittura. Io credo che il lavoro sia la cosa migliore.”
I
Ricominciare a lavorare non fu
semplice. Nel 1935 il rapporto tra Frida e Diego era molto difficile. Diego,
che aveva avuto diverse avventure con altre donne, aveva iniziato una
relazione con la cognata Cristina Kahlo, che era stata una sua modella.
Profondamente ferita, Frida lascio' la casa dove abitava e dopo alcuni mesi
ando' per un periodo, con due amiche, a New York. Uno dei dipinti di quell’anno,
Qualche colpo di pugnale, raffigura l’omicidio di una donna per
gelosia realizzato prendendo spunto da un fatto di cronaca nel quale
l’assassino si era difeso davanti al giudice dicendo: “Ma era solo qualche
colpo di pugnale!” Il quadro colpisce per la rappresentazione oltremodo
sanguinosa della brutale violenza maschile e le ferite inflitte sono,
probabilmente, riconducibili alla sofferenza interiore di Frida.

Qualche piccolo colpo di pugnale,
1935
Alla fine dell’anno la
relazione tra Diego e Cristina Kahlo si concluse, Frida torno' a casa anche
se Diego non rinuncio' ad altre avventure extraconiugali, ma da questo
momento anche lei comincio' ad avere rapporti con altri uomini tra cui, uno
dei piu' famosi fu quello con Lev Trotzkij nel 1937 e nei suoi ultimi anni di
vita ebbe alcune relazioni anche con donne.
Nell’ottobre del 1938 Frida
ritorno' negli Stati Uniti per allestire la sua prima mostra presso la
galleria di Julien Levy a New York. Fu un successo con vasta eco su giornali
e riviste e meta' dei quadri furono venduti. In questa occasione Diego Rivera
aveva inviato ad un critico d’arte il seguente biglietto
“Gliela raccomando, non come
marito, ma come un ammiratore entusiasta della sua opera, acida e tenera,
dura come l’acciaio e delicata e fine come l’ala di una farfalla, adorabile
come un bel sorriso e profonda e crudele come l’amarezza della vita”
Nel 1939 e' la volta di Parigi
dove Andre' Breton volle organizzare una mostra dedicata all’arte messicana
per la quale la pittrice e la sua opera ottennero commenti positivi sulla
stampa ma la miunaccia dello scoppio della guerra fece fallire, dal punto di
vista finanziario, la mostra. Qui Frida conobbe e frequento' Kandinskij,
Marcel Duchamp, Pablo Picasso e molti altri artisti.
Il 1939 e' anche l’anno del
divorzio, voluto da Diego Rivera. Per Frida la separazione fu dolorosa, per
disperazione bevve molto alcool e per combattere la solitudine lavoro' molto
intensamente. In questo periodo ripresero anche i dolori alla colonna
vertebrale e una micosi alla mano destra. Nel settembre del 1940 Frida si
reco' a San Francisco per farsi curare dall’amico medico dott. Eloesser.
Anche Diego Rivera si trovava a San Francisco, aveva ricevuto l’incarico di
dipingere un affresco murale per la “Golden Gate International Exposition” e
in tale occasione le propose di risposarlo, lei fu d’accordo ma ad alcune
condizioni: non avrebbe piu' accettato denaro da lui e non avrebbero avuto
piu' rapporti sessuali. L’8 dicembre del 1940, giorno del compleanno di Diego Rivera, a San Francisco fu celebrato il matrimonio. Nel 1941 tornarono in
Messico, il loro rapporto era cambiato, lei era diventata indipendente dal
punto di vista economico e sessuale, e una famosa pittrice. Per circa un
decennio la sua vita fu tranquilla e ricca di successo artistico e
accademico. Fu chiamata ad insegnare in una prestigiosa Accademia d’arte per
la pittura e la scultura, a scrivere per alcune riviste, ricevette molti
premi, partecipo' a numerose mostre collettive. Ma tornarono i problemi di
salute. Nel 1944 per i continui dolori alla schiena e al piede destro
dovette stare a riposo assoluto e indossare un busto d’acciaio.
Nell’autoritratto intitolato La colonna rotta la sua spina dorsale e'
rappresentata come una colonna ionica rotta in diversi punti, il busto
lacerato, il volto rigato dalle lacrime, decine di chiodi conficcati sul
viso e sul corpo, il paesaggio sullo sfondo desolato. Nonostante tutto
questo, il quadro trasmette forza e se ne percepisce uno spirito guerriero.

La colonna rotta, 1944
Anche nel 1946, dopo aver
subito da uno specialista a New York un’operazione per rinforzare la colonna
vertebrale, dipinse l’autoritratto Albero della speranza sii solido
per l’ingegnere Morillo Safa, suo mecenate e gli racconto'
“Ho quasi terminato il suo
primo quadro; naturalmente non si tratta d’altro che del risultato di questa
maledetta operazione: da una parte sono seduta – sull’orlo di un precipizio
– con in mano il corsetto di pelle; dietro sono sdraiata su una lettiga, con
il viso rivolto verso il paesaggio, con una parte di schiena scoperta, su
cui si possono vedere le cicatrici che questi figli di puttana di chirurghi
mi hanno fatto.”

Albero della speranza sii solido, 1946
In questo quadro, nonostante
il corpo sia raffigurato scoperto, indebolito e ferito, si ritrovano
sentimenti di speranza e coraggio confermati nella figura di Frida che regge
in mano uno stendardo con il motto “Albero della speranza sii solido”.
Ma le aspettative sull’esito dell’operazione furono deluse. Al ritorno in
Messico i dolori ricominciarono e cadde in una profonda depressione, nel
1950 venne ricoverata per nove mesi in ospedale e operata sette volte alla
colonna vertebrale. Per dipingere fece montare sul letto un cavalletto
speciale che le permetteva di lavorare pur rimanendo sdraiata, dipinse così
l’Autoritratto con il ritratto del dott. Farill
“Il dott. Farill mi ha
salvata, mi ha ridato la gioia di vivere. Sono ancora seduta su una sedia a
rotelle e non so se potro' presto riprendere a camminare. Devo portare un
busto di gesso, una pena terribile, ma mi aiuta a reggere meglio la spina
dorsale. Non ho dolori, ma sono sempre stanchissima …e, ma questo e'
naturale, spesso sono disperata, in un modo indescrivibile. E tuttavia ho
ancora voglia di vivere. Ho gia' cominciato a dipingere, con tutto il mio
affetto, il piccolo quadro che voglio regalare al dottor Farill.”

Autoritratto con il dottor Farril,
1951
Frida faceva fatica a
camminare, spesso si muoveva in carrozzina e stava molto tempo in casa.
Fatta eccezione per Rivera, frequentava solo donne. Dipingeva a letto e,
quando poteva, nello studio o in giardino. Negli ultimi anni dipinse
soprattutto nature morte. Dal 1951, a causa dei dolori, ricorreva all’uso di
farmaci antidolorifici che resero i suoi lavori meno precisi e accurati in
un periodo in cui sentiva piu' forte il desiderio di esprimere nei suoi
dipinti la sua ideologia politica visto che dal 1948 si era nuovamente
iscritta al partito comunista
“Sono molto preoccupata per
quanto riguarda la mia pittura, soprattutto perche' vorrei farla diventare
qualcosa di utile. Finora, infatti, sono riuscita solo a esprimere me
stessa, ma cio' purtroppo non serve al partito. Devo cercare con tutte le mie
forze di fare in modo che quel poco di positivo che le mie condizioni
fisiche mi permettono ancora di fare serva anche alla rivoluzione, l’unico
vero motivo di vivere”
Nel dipinto Il marxismo
guarira' gli infermi Frida immagina Marx come il salvatore che liberera'
il mondo dal dolore e dalla sofferenza, i malati miracolosamente guariti.
Un’utopia realizzabile attraverso la fede politica, propagandata con la sua
opera artistica.

Il marxismo guarira' gli infermi,
1954
Nella primavera del 1953 fu
allestita la prima mostra personale di Frida Kahlo in Messico e fu un enorme
successo. La sera dell’inaugurazione Frida stava molto male ma non voleva
mancare al vernissage. Si fece trasportare in ambulanza e portare il letto
in galleria, partecipo' alla festa bevendo e cantando insieme al pubblico. La
malattia adombro' questo momento felice, i dolori alla gamba destra non erano piu' sostenibili. Nel suo Diario un disegno premonitore, come per
esorcizzare la sua piu' grande paura, raffigura due piedi staccati dal corpo,
su un piedistallo, statuari, e da un’unica gamba emergono rami spinosi,
senza foglie. In epigrafe Piedi, perche li voglio se ho ali per volare

Nell’agosto di quell’anno i
medici decisero di amputarle la gamba fino al ginocchio.
“Sei mesi fa mi hanno amputato
la gamba, mi sembra un secolo di torture e qualche volta sono stata sul
punto di perdere la ragione. Ho sempre il desiderio di uccidermi. Solo Diego
mi trattiene dal farlo, perché mi sono messa in testa che gli potrei
mancare. Me l’ha detto lui e io gli credo. Ma mai nella mia vita ho sofferto
tanto.”
Frida Kahlo morì la notte del
13/07/1954 a causa di un’embolia polmonare. La sera prima aveva dato a Diego
Rivera il regalo per le nozze d’argento che avrebbero festeggiato il 21
agosto.
Inserisci immagine
Se soltanto avessi vicino a me
la sua carezza
come l’aria accarezza la terra
la realta' della sua persona,
mi farebbe
piu' felice, mi allontanerebbe
dalla sensazione che mi
riempie di grigio.
Nulla dentro di me sarebbepiu'
così profondo, così
definitivo.
Ma come gli spiego il mio
enorme bisogno di tenerezza!
La mia solitudine di anni.
La mia struttura non conforme
per disarmonia, per inadeguatezza.
Io credo che sia meglio
andare, andare e non scapare.
Che tutto passi in un momento.
Magari.
Bibliografia
C. Fuentes, S.
M. Lowe, Il Diario di Frida Kahlo. Autoritratto intimo Mondadori,
Milano, 1995
R. Tibol,
Frida Kahlo. Una vita d’arte e di passione, Rizzoli, Milano, 2002
A. Kettenmann,
Frida Kahlo 1907-1954. Sofferenze e passioni, Taschen, Colonia, 1994
M. Zamora,
Lettere appassionate, Abscondita, Milano, 2002
L. Lozano, A.
Rorro, Frida Kahlo e le vie maestre dell’arte moderna messicana, SACS
Galleria nazionale d’arte moderna, Roma, 2001
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