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Il confino storia di un rapporto

 

 

Andare per i luoghi di confino

di Anna Foa

Il Mulino 2018

 

 

Se uno storica, e in questo caso una storica Anna Foa, decide di dedicare un studio ad un tema come il confino, che fu un luogo di reclusione, oltre alle domande che inevitabilmente l’approfondimento storico fa nascere nel lettore, sorge quella del contesto attuale, i nostri giorni, nel quale il libro e le idee, notizie in esso contenute si trovano a vivere.  E allora la nostra riflessione non può che associarsi ai vari centri di accoglienza per i migranti ogni giorno alla ribalta delle cronache, alle bidonville sparse per il mondo e di nuova formazione anche in Italia, alle periferie fatiscenti che assediano sempre più le roccaforti cittadine, insomma tutto ciò che costruisce una spessa silenziosa  e invisibile linea di demarcazione spaziale, che si apre o chiude come fosse una zona omertosa e mafiosa, fra un chi e un altro chi. Anna Foa nel tracciare un percorso e una storia recente del confino parla dei due chi delineandoli nel Fascismo e nei suoi oppositori.

E allora il confino che non fu assolutamente “un luogo di villeggiatura” si rivela come una manifestazione, una strategia, che il regime fascista applicò verso coloro che riteneva non dovessero essere sottoposti al carcere come strategia di oppressione. Il confino era una prigione all’aria aperta quasi sempre un’isola, per motivi logistici di controllo e impedimento delle fughe (anche se queste come fa notare l’autrice avvennero e in modo clamoroso, come quella di Filippo Turati, Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti dall’isola di Lipari nel 1929), dove il confinato era costretto a stare in condizioni molto dure. Il confino però non era riservato solo ai reati politici ma anche a tutte le realtà di “disadattamento sociale”, per cui le varie isole prossime alle coste italiane furono, dagli anni Venti, affollate di criminali comuni, prostitute, rom e sinti da “pederasti” e con questo appellativo il fascismo isolava e definiva gli omosessuali).

Il libro di Anna Foa pieno di dettagli e cifre ci conduce verso questa descrizione delle meraviglie incontaminate che furono i confini e i confinati. Dove l’attuale industria turistica in parte rimuove e in parte esalta la storia di questi personaggi, facendo un uso molto commerciale del confino, della sua storia e della sua memoria.

Il libro ci vuole dire sarebbe forse un errore vedere nel confino una forma blanda e quasi una benevola punizione da parte del regime fascista verso i suoi oppositori. Il Confino si rivelò fin da subito un sistema fallimentare di punizione ed esclusione non tanto per volontà del regime fascista ma per l’intrinseca natura degli isolani e dei confinati che scardinarono instaurando dei rapporti umani fra di loro e scavalcando così la repressione politica. Non tutti furono Carlo Levi che portò alle estreme conseguenze la sua partecipazione alle miserrime vite dei contadini Lucani tanto da voler essere sepolto nel luogo dove visse il confino. Ma come mette bene in evidenza il libro nel confino nacque e fu redatto Manifesto di Ventotene Per un'Europa libera e unita di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni con Ursula Hirschmann. Il testo oltre ad avere dato l’avvio alla Unità della attuale Comunità Europea è ancora al centro del dibattito per le forme che questa dovrebbe avere oggi e domani. E tutto questo è nato nel ambient di reclusione che fu il confino. Come se la reclusione forzata divenisse “la regola” nella quale il pensiero o la sua più sfrenata immaginazione possano trovare la causa, la fermezza e la possibilità di esprimersi di una irriducibile libertà.  Un aspetto questo che il fascismo sottovalutò nella sua idea di “ghettizzare” le diversità (un po’ assurdi appaiono i progetti di relegare tutti gli omosessuali in isola), assemblandole insieme in “luoghi recinto”. E infatti, con lo sviluppo della guerra e con la promulgazione delle leggi razziali il luogo di reclusione cambia contesto luogo e significato. Sotto l’incalzare della guerra e con una specifica distinzione dovuta alle leggi discriminanti il confino perde la sua efficacia e si trasforma e accompagna in altri contesti e luoghi in campi di internamento e concentramento. Si il crea il proliferare e la parcellizzazione dei luoghi di segregazione dividendosi non solo per la specificità del recluso ma nell’organizzazione del luogo di reclusione dove nulla può essere lasciato più al caso, e dove tutto è organizzato anche la morte nel successivo campo di sterminio.

La storia del confino quindi non soltanto come una forma di coercizione ma come un sistema leggero di esercitare un controllo sul corpo e sul movimento dell’oppositore. Il suo essere inserito in un contesto aspro duro avrebbe dovuto smorzare quei fermenti di intellettualità, mentre nel caso dei criminali e delle altre forme di disadattamento sociale, queste dovevano sparire dalla vista  di una bella società fascista in marcia.

Il confino quindi come luogo di sparizione e modo quasi garbato di arrivare ad una eliminazione. Spesso il confinato arrivava sull’isola con le catene ai polsi e una volta giunto e approdato le sue catene magicamente veniva tolte. Era di nuovo libero, ma non più nella società.

Doppio disprezzo sia per il confinato sia per le piccole comunità che abitavano le isole. E proprio questo disprezzo per entrambe non ha permesso al fascismo di capire che la loro alleanza fra opposizione politica, intellighenzia e realtà contadina peschiera e isola avrebbe dato idei grandi contributi all’Italia che usciva dal fascismo e aveva bisogno di ritrovarsi in dei valori semplici rurali prima della grande unità industriale.

 

Ciò che ancora quindi può insegnarci il confino oggi e in rapporto alle nostre linee di demarcazione sociale e spaziale e che queste inevitabilmente evolvono e tendenzialmente al peggio. Anche perché sono frutto di una società già prefigurata da un racconto di Heinrich Böll dove sopra ogni legame sociale regna il sospetto. E di questo anche scrive Anna Foa:

 

Caratteristica sostanziale del confino era quella, contraria a ogni norma del diritto, di perseguire non solo i fatti ma le intenzioni, di punire soprattutto il sospetto.

 

Vittorio Pavoncello

 

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copertina confino foa